
Critica d Arte - "L’ Uragano costretto all esodo" di Leo Strozzieri
Akyla Khem, l'uragano costretto all'esodo
di Leo Strozzieri
Akyla Khem esprime attraverso la musica e la pittura la sua forza creatrice-distruttrice in cui i connotati di drammatizzazione non subiscono tramonto e neanche ombra alcuna. Nella pittura il suo informale è come il riemergere costante di un vortice di materiali psichici che non possono essere affatto sottomessi alla logica. In effetti, la voluta abiura della logica apparente mi pare sia essenziale nella sua ricerca, la quale, viene anche manifestata in visioni apocalittiche con incursioni di brani iconici ed arcaici di indubbio fascino ermetico. All'estensione corale della sua voce poetante fanno da accoliti il segno ed il colore spesso pregno di negritudine, paragonabile ad una selva procace ove immergersi alla conquista di orizzonti infiniti. Cosicchè voli distaccati, poi precipitati in immersioni repentine nella natura, approdano sul piano esteso alla spazialità pura ovvero alla sua superficiale frantumazione. Qui si può comprendere il limite oltre il quale l'artista sempre si avventura. Akyla è un'avventuriera e tutto il suo registro stilistico ha ormai un modello esplicito, quello espressionistico astratto, connotato dalla propria gestualità primitiva. Pare che Akyla voglia nell'arte l'avvento della libertà, dell' intrisa ritualità, dell' unione profonda e molecolare contrapposta alle civiltà omologate. E' lei un uragano, il vulcano rovente, il fiume in piena che fonda il suo io nella centralità dell'esodo ovvero nell'esigenza di percorrere tante strade polverose rendendosi conto dell'insufficienza della nostra cultura e delle nostre pagine storiche, troppo ammiccanti alla cultura umanistica. E' un essere, non dico una donna, vigoroso Akyla e come un giovane clericus vagans, si può permettere di prodigare la follia, elemento topico della dichiarazione dell' essenza, sia femminile che maschile. In definitiva la sua è una ricerca pittorica ermetica, astrattamente energica nei connotati linguistici e di contenuto, timbrica come si conviene ad una filosofia della certezza, anche se a volte amara ed inquietante. C'è da chiedersi: lei gioca e si diverte, facendo strada al pubblico o nutre sentimenti più seri rispetto alla ricreazione? Non c'è dubbio che la freschezza della sua personalità giovane ed affascinante la inducono ad oscillare tra la follia dell'estasi verso la bellezza e la disperazione esistenziale. Quindi lungi da lei la cupidigia ludica, anzi nel silenzio mortuario del pensiero debole un canto per la riscossa del desiderio di infinito.